‘O PAESE MIO – Un successo fino alla fine

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‘O PAESE MIO – Un successo fino alla fine

‘O PAESE MIO “Si a’ vita è na cummedia ogni paese è comm ‘a nu triato” – Sesto e ultimo appuntamento. Palazzo Vespoli.

Venerdì sera, davanti a un nutrito pubblico, nell’ambito della manifestazione “Classica Estate” si è svolto l’ultimo appuntamento con ‘O Paese Mio, rappresentazione musico-teatrale itinerante dell’omonima opera di Francesco Saverio Mollo, eseguita dalla New Wind Ensemble e ideata dalla Pro Loco di Massa Lubrense.

E l’ ultimo incontro con il poeta massese si è svolto proprio lì dove tutto ebbe inizio, dove quotidianamente Don Saverio, dopo le sue giornate intense, anelava a ritornare nella quiete e nella bellezza di Palazzo Vespoli: a casa sua.

L’emozione di riascoltare quei versi, messi in scena in quello specifico luogo, è stata palpabile sia da parte dei familiari che degli artisti e della platea tutta.

Ma riproporre e cercare di far conoscere a tante persone ‘O Paese Mio, al di là delle celebrazioni del 60° anno di vita della nostra Associazione, aveva l’obiettivo di ridare peso e ulteriore lustro a un personaggio come Francesco Saverio Mollo che tanto si è speso per Massa Lubrense e soprattutto dare spazio a un’opera che, se contestualizzata nel periodo storico in cui fu concepita, risulta essere di un’attualità
comunicativa semplicemente sconcertante.

‘O Paese Mio, editorialmente parlando, vide la luce per la prima volta nel 1969, sempre a opera della Pro Loco, periodo nel quale per parlare di Storia Patria si era soliti produrre dei “tomi” dalle pagine infinite e corredate da un linguaggio particolarmente forbito, perché vigeva la massima, implicitamente condivisa, che la “cultura” dovesse essere appannaggio per pochi.

Il risultato? Spesso e volentieri quei libri enormi facevano sì bella mostra di sé sugli scaffali delle librerie domestiche, quasi a indicare uno status, ma nella stragrande maggioranza dei casi, finivano per essere “presi in mano” solo in occasione delle pulizie primaverili, per liberarli dalla polvere accumulata durante l’anno. Eh già! Perché a meno di non essere uno storico appassionato, il libro di Storia tradizionale si usava a scuola per paura delle interrogazioni, quello di Storia Patria, senza l’assillo dei professori… beh… lasciamo perdere; date su date, battaglie su battaglie, nomi che si ripetevano spesso pur essendo di epoche diverse… Una volta chiuso il libro c’era, da parte del cervello e della memoria, un reset completo.

Con ‘O Paese Mio, invece, questo non succede, l’intelligenza di don Saverio anticipa i tempi. Riesce a legare storia locale e tradizione orale in un mix perfetto e, ciliegina sulla torta, lo fa in dialetto, la “lingua” che più sentiamo nostra. Aprire il libro è come “tornare a casa”, leggerlo invece è come “tirare fuori pezzi del nostro dna”. Non c’è nessuna scollatura, nessuna diversificazione fra ciò che leggiamo e ciò che sappiamo, che siamo. In questo modo tutto ciò che abbiamo appreso resta indelebile nella nostra memoria, anzi, il più delle volte leggerlo stimola a cercare ulteriormente date e notizie di quel periodo storico.

Ed è questa la genialità di don Saverio, al quale non mancavano né la cultura né i mezzi per poter, all’epoca, fare il classico “tomo” di cui sopra, ma evidentemente era profondamente convinto che la “Cultura” per fare bene il suo ruolo, per essere veramente in grado di veicolare messaggi e cambiamenti, dovesse essere appannaggio di tutti.

Attraverso i sei appuntamenti abbiamo avuto tutti più chiare le nostre radici, abbiamo capito il nostro forte senso di appartenenza al territorio, che più volte ci siamo trovati costretti a difendere, abbiamo scoperto la “paternità” di quella voglia che spesso ci costringe a partire, e che il poeta riconduce al sangue di Ulisse che ancora ci “serpea nelle vene”, la nostra innata accoglienza, sviluppata nel corso dei secoli grazie ai contatti con chi da tempo immemore si innamorava dei nostri siti, ma soprattutto la voglia di unità, che, al di là delle piccole scaramucce, ci lega insieme pur nelle nostre diversità.

Insomma, parafrasando le ultime righe del poema “Paese mio, pezzullo ‘e umanità, che non sap’ aro’ ven né aro’ và”, ci sentiamo di dire che questo viaggio non termina con la serata di venerdì, anzi, è proprio da lì che inizia perché don Saverio ci ha ricordato da dove veniamo, quindi l’incedere del nostro passo può essere più spedito e sicuro per il futuro.

Ringraziamo per questa esperienza che tanto ci ha insegnato i New Wind Ensemble che sono stati strepitosi in tutto: nella lettura dei testi, nella scelta dei luoghi e delle canzoni che meglio ci hanno aiutato a legare le nostre sensazioni al territorio. L’amministrazione comunale tutta e l’assessorato al turismo e l’assessorato alla cultura per il supporto, la sensibilità e la disponibilità profusa anche nella riedizione dell’opera. Il prof Sigismondi per l’inappuntabile lavoro di introduzione ai canti. Franco Simioli per le splendide introduzioni culturali. La famiglia Mollo per la vicinanza e l’affetto dimostratoci. Gaetano Starace per le foto e i video che consentiranno un ulteriore modo di conoscenza del testo. Giulio Iaccarino per la rinomata bravura e l’amore con cui ci ha emozionato durante le sue letture. Carlo Franco e l’avvocato Giovanni Fiorentino per la sensibilità avuta nel condividere con noi momenti di vita vissuta con don Saverio. Il Priore Luciano del Pizzo per averci ospitato all’interno della rassegna Classica Estate. Lello Acone per la assoluta disponibilità. Ma soprattutto ringraziamo le tante persone che ci hanno seguito e sostenuto a ogni appuntamento e hanno condiviso con noi l’emozione della riscoperta delle nostre radici.

Anna Teresa Pappalardo
Presidente Pro Loco Massa Lubrense


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