Vesuvio

Il Vesuvio: emblema di Napoli dal fascino inquietante.

Molto amato e molto poco temuto, il vulcano non si fa più sentire dal 1944, quando i paesi di San Sebastiano e Massa di Somma furono distrutti, una colata inghiottì la funicolare e la caduta di cenere sottilissima fu visibile anche a chilometri e chilometri di distanza. Questo lungo periodo di riposo ha generato in molti la convinzione che il Vesuvio si sia estinto; ma non è affatto così, il Vesuvio resta un vulcano attivo e gli studiosi non si illudono: se non è possibile determinare con precisione la probabilità attuale di eruzioni, si considera la ripresa di attività nei prossimi 50 o 100 anni un evento altamente probabile. L’Osservatorio Vesuviano vigila costantemente. Intanto però sono aumentati a dismisura la densità e il numero degli insediamenti urbani nella zona, accrescendo in proporzione i rischi connessi.

[box] Il toponimo “Vesuvio” risale alla radice “ves”, che significa “fuoco”[/box]

L’origine

Gli abitanti di Pompei da epoca immemorabile lo ritenevano un monte tranquillo: oggi sappiamo che forse era in riposo da 700-800 anni quando, nel 79 d.C., distrusse la città. Un monte ricoperto da vigneti fin sopra la vetta, che solo pochi personaggi dell’epoca, quali Strabone (nel 19 d.C.)e, in età augustea, Diodoro Siculo e Marco Vitruvio Pollione, avevano riconosciuto essere quella di un vulcano. Solo il 24 agosto del 70 d.C., la brusca realtà: verso mezzogiorno il Vesuvio distrusse Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis ed inaugurò prepontetemente la storia della vulcanologia con la prima eruzione documentata, di cui le lettere di Plinio il Giovane rappresentano il più antico scritto. Ma gli studi moderni hanno potuto stabilire che probabilmente le prime eruzioni del Monte Somma-Vesuvio ebbero inizio intorno ai 27 mila anni fa, e che da allora sono state almeno sette le grandi eruzioni esplosive. Nonostante questo, il complesso vulcanico Somma-Vesuvio fu l’ultimo a comparire e quindi è il più giovane di tutta l’articolata serie di vulcani che comprende le isole Pontine, Roccamonfina, Ischia, Procida e Vivara, i Campi Flegrei e altri vulcani ancor più antichi. Il sistema vulcanico Somma-Vesuvio è il più tipico apparato vulcanico detto “a recinto”, cioè costituito da due strutture vulcaniche concentriche, una interna all’altra per mole, formazione ed età. Il vulcano “contenitore” è il Monte Somma, che terminò la sua attività circa 17.000 anni fa. Di esso resta una grande caldera che raggiunge la sua massima elevazione a Punta Nasone (1.132 m.). All’interno della caldera sorse in epoca successiva il Vesuvio con il suo Gran Cono (1.281 m). Lunga circa 5 km, la valle che raccorda le pareti dell’antico cratere del Somma con il cono più recente del Vesuvio è chiamata Valle del Gigante, Atri del Cavallo ad ovest e Valle dell’Inferno ad est.

L’ascesa al Gran Cono

Per salire al Vesuvio in auto si parte normalmente da Torre del Greco, anche se vi sono altre possibilità. Dal casello autostradale di Torre del Greco si percorre una strada carrozzabile fino a quota 1.000 metri. Si attraversano numerosi insediamenti abitativi, costruiti in tempi recenti, che recano affioramenti di lava, banchi di cenere e coltivazioni di alberi da frutta, ortaggi e fiori, favoriti dalla fertilità del terreno vulcanico. Sulla destra si incontra poi una biforcazione che conduce all’Osservatorio Vulcanologico Vesuviano (609 m), la cui costruzione iniziò nel 1841 ed ebbe tra i suoi direttori, dal 1911 al 1914, anche Giuseppe Mercalli, uno dei più famosi vulcanologi del mondo, a cui si deve la nota scala delle intensità di un terremoto. Si prosegue ancora lungo la strada che, ora meno ripida, si indirizza verso la parte ovest della caldera del Monte Somma, detta Atrio del Cavallo, perchè qui venivano rifocillati i cavalli dei passeggeri in sosta prima di ripartire. La strada prosegue quasi lungo la base del Gran Cono e lascia sulla destra il bivio che porta alla stazione inferiore della seggiovia. La strada rotabile termina in un ampio parcheggio provvisto di un punto di ristoro, dove si lascia l’auto per proseguire a piedi verso il cratere del Vesuvio. Un sentiero ripido, ma facile, conduce in meno di un’ora alla sommità del cratere (1.165 metri). Vi è una biglietteria per procedere alla parte terminale dove si trova un ampio spazio fornito di un punto di ristoro e da cui si gode una vista sull’intera costa e sull’interno del cratere, del diametro di circa 600 metri e profondo circa 200.


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