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Riccardo Filangieri: lo storico che raccontò Massa Lubrense

Conoscere il passato per capire il presente: la figura di Riccardo Filangieri di Candida, archivista e storico, che ha legato indissolubilmente la sua vita alla memoria del Sud e di Massa Lubrense.

Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga (16 aprile 1882 – 21 luglio 1959) è stato una delle figure più eminenti della storiografia meridionale del Novecento. Studioso poliedrico, coltivò interessi vastissimi che spaziavano dall’archivistica alla storia, dall’araldica alla numismatica medievale, fino alla paleografia, alla genealogia e alla storia dell’arte.

Biografia

Nato a Napoli da una storica famiglia nobile partenopea, era il secondogenito del conte Berardo e di Maria Masola dei marchesi di Trentola. Formatosi al Real Collegio Militare della Nunziatella, egli conseguì la laurea in giurisprudenza. Ben presto però abbandonò il diritto per dedicarsi alle sue vere inclinazioni. Nel 1920 si sposò ed ebbe un figlio, Angerio Guido.

Nel 1911 iniziò la sua brillante carriera archivistica. Concorso dopo concorso, ottenne cariche di grande prestigio, fino a essere eletto presidente dell’Associazione nazionale archivistica italiana nel 1950. Seguendo gli insegnamenti di Bartolomeo Capasso, Filangieri si trasformò nel perfetto modello di “archivista moderno”.

Riccardo Filangieri

Parallelamente a ciò, si dedicò anche alle sue altre passioni: insegnò storia dell’arte medievale e moderna all’università di Napoli (1927-1934), partecipò al restauro di Castelnuovo (terminato nel 1939) e condusse studi paleografici di enorme rilevanza sulla scrittura curiale amalfitana, fissandola per la prima volta. Infine collaborò con l’Accademia Pontaniana nelle vesti di segretario generale.

La ricostruzione dell’Archivio di Stato di Napoli

Di cruciale importanza fu l’ambiziosa opera di ricostruzione dell’Archivio di Stato di Napoli, di cui fu sovrintendente dal 1934 al 1956. Dopo che una rappresaglia nazista a Nola nel settembre del 1943 distrusse un’enorme quantità di documenti, egli guidò l’ardito progetto di ricostruzione dell’archivio. Attingendo a manoscritti, archivi privati, copie di documenti e fonti parallele, Filangieri e i suoi collaboratori riuscirono perfino ad ampliarlo. Quest’immane lavoro confluì poi nella pubblicazione di tredici volumi della raccolta “I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da R. F. con la collaborazione degli archivisti napoletani”, riguardante gli anni 1265-69.

Un’altra impresa memorabile fu il recupero dell’Archivio Borbone: Francesco II l’aveva portato con sé in esilio e lo custodiva in un castello della Baviera. Dopo lunghe trattative in qualità di rappresentante dello Stato italiano, Filangieri ne ottenne la restituzione nel 1953, riportando in patria un patrimonio dall’immenso valore storico.

Filangieri racconta la “Storia di Massa Lubrense”

Tra tutti i suoi meriti, a Massa Lubrense Riccardo Filangieri è ricordato soprattutto per la sua prima opera: “Storia di Massa Lubrense”. Pubblicata nel 1910, essa testimonia il suo profondo legame con questa città. Filangieri infatti conosceva bene Massa, poiché la sua famiglia possedeva qui una villa estiva, e fu proprio l’amore per questo luogo a ispirarlo.

In questo elaborato, il giovane studioso fornisce un’analisi dettagliata della storia delle famiglie originarie di Massa, dedicando particolare attenzione a quelle che si erano distinte nello sviluppo della realtà locale. Dalla sua analisi emerse che in quella piccola cittadina non c’era una vera e propria separazione giuridica dei ceti sociali; i membri del patriziato erano simili ai patres dell’antica Roma: cittadini guida, al servizio della cosa pubblica.

“Storia di Massa Lubrense” è una monografia completa e dettagliata e rappresenta ancora oggi una pietra miliare per lo studio della storia locale. Nonostante le numerose richieste, la seconda edizione non fu mai realizzata poiché l’autore era assorbito dagli impegni archivistici.

Filangieri-Storia-di-Massa-Lubrense

Un’eredità viva

Riccardo Filangieri non fu soltanto un archivista o uno storico: fu un difensore della memoria collettiva, un intellettuale che seppe dare dignità alla storia locale. Grazie a lui, Massa Lubrense è diventata parte integrante della narrazione storica del Mezzogiorno. Il suo esempio ci ricorda che anche i luoghi più piccoli hanno grandi storie da raccontare, basta solo trovare qualcuno disposto ad ascoltarle e tramandarle.